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Metodi di allenamento

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Metodi di allenamento
Metodi di allenamento
La forza
Resistenza
Circuit Trainng
Power Training
intervall Training
Resistenza
allenamento al sacco
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In relazione all’allenamento, possiamo parlare di metodo nel senso di sistema organizzato e programmato di esercizi e test di valutazione, volti a garantire il miglioramento della prestazione ed il raggiungimento dello stato di forma.
Nello studio delle metodologie di allenamento riveste sempre e comunque particolare importanza la rilevazione delle caratteristiche psico-fisiche dell’atleta interessato. La comprensione delle predisposizioni naturali e delle qualità come delle carenze e dei difetti del singolo atleta può portare a formulare programmi di allenamento seguendo metodi diametralmente opposti.

Non esiste dunque un allenamento ottimale per tutti.
In questo senso potrebbe sembrare che la partecipazione di un atleta evoluto, che necessita dunque di particolari accorgimenti, ai classici turni di allenamento di classi eterogenee di atleti, non possa dare giovamento. Invece proprio questi turni, mettendo a confronto diversi atleti, rendono disponibili per l’Istruttore le basi per individuare le caratteristiche soggettive di ognuno dei partecipanti, e sarà successivamente utile per creare coppie o gruppi di lavoro; a volte omogenei e quindi stimolanti dal punto di vista dell’intensità per gli atleti che si troveranno a confrontarsi sullo stesso piano; altre volte invece palesemente difformi proprio per valutare la capacità di affermare le proprie caratteristiche e correggere i propri difetti con atleti ostici e difficili da comprendere.prio in questo senso sarà utile predisporre per gli atleti maggiormente dotati e seguiti, un programma che varia da sedute in solitario o al massimo con un compagno di allenamento dalle simili caratteristiche e livello, ad altre più numerose con atleti di natura diversa e dalle caratteristiche più distanti, con i quali cioè le capacità affinate in proprio vadano a scontrarsi secondo una simulazione più realistica del combattimento.

 

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Infatti una dote spesso trascurata è quella dell’adattabilità.

Un atleta deve necessariamente imparare a “improvvisare ed adattarsi per raggiungere lo scopo”.

Il karateca fonda il suo valore sulla conoscenza perfetta della tecnica, e trae vantaggio dal fatto che il suo avversario esegua esattamente la stessa tecnica. La loro differenza sul piano del risultato agonistico sarà quindi esclusivamente sulla scelta della tecnica da applicare, sulla scelta del tempo, sulla velocità, sulla resistenza. Tutte doti poco connesse con la tecnica, e invece estremamente fisiche.
Paradossalmente proprio i marzialisti in genere svolgono allenamenti poco atti a migliorare le condizioni fisiche e più incentrate sulla tecnica.
Alcuni atleti anche di discreto livello, di Kick Boxing, tendono a sottovalutare questo aspetto e ad insistere su combinazioni tecniche ritenute particolarmente efficaci. Essi eseguono alcuni automatismi perfetti, con grinta, velocità, forza esplosiva e precisione dei movimenti. Eppure nessuno di questi sarà in grado di applicare costantemente le sue combinazioni preferite con tutti gli atleti che si troverà di fronte. A meno che certo non si confronti costantemente con atleti di livello nettamente inferiore al suo.
Questo perché il combattimento è per sua natura un confronto sempre nuovo ed imprevedibile, che non può essere studiato e programmato a tavolino, e richiede quindi una costante dinamica variazione di ritmo, di intensità e di applicazioni tattiche sempre nuove e diverse.
Solitamente negli sport da combattimento chi riesce a svolgere il lavoro più vario ed efficace rispetto alle soluzioni proposte dall’avversario vince.
Dico solitamente perché negli sport a contatto pieno come la Kick Boxing anche l’atleta più vario e forte dal punto di vista tecnico-tattico, può uscire sconfitto a causa di un singolo colpo, di un singolo errore e anche di una circostanza fortuita nella quale si trova a subire un K.O.
E questo rende ancora più affascinante e concreto il nostro sport.

Se ne deduce che la programmazione del metodo o dei metodi di allenamento risulta particolarmente difficile. Tuttavia può tornare utile il principio della globalità del lavoro, nel senso che durante il macrociclo (sia esso una stagione sportiva, o l’intero anno sportivo) si può cercare comunque di alternare i diversi metodi (e sarà utile alternare anche i carichi, variando da periodi intensi ad altri meno pesanti, ad altri ancora di scarico e defaticamento) al fine di raggiungere globalmente un risultato soddisfacente sotto diversi punti di vista alla fine del periodo.
È ovvio che un lavoro simile è indicato particolarmente per atleti novizi o intermedi, i quali hanno ancora un margine di miglioramento elevato. Meno importante ma comunque necessario per periodi più brevi, sarà questo lavoro, se rivolto ad atleti evoluti e prossimi all’apice del loro stato di forma, i quali necessitano di lavori più specializzati di rifinitura e perfezionamento.



Ultimo aggiornamento Martedì 12 Maggio 2009 12:31
 
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