| Indice Articolo |
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| Oltre il fisico |
| approccio psicologico |
| Paura di perdere |
| La mia esperienza |
| [ articolo completo ] |
Ogni atleta di qualunque disciplina sportiva che arriva ad emergere rispetto alla massa porta dentro di sé delle caratteristiche di competitività innate. Tra le doti caratteriali di un atleta infatti, una delle più importanti è decisamente quella della determinazione. In uno sport come la Kick Boxing poi, questa qualità fa proprio la differenza tra un atleta discreto e un vero Campione!
Spesso si sono visti sul ring atleti che seppure non particolarmente dotati sotto il profilo fisico, o tecnico-tattico, esprimevano nella determinazione e nel coraggio la loro migliore capacità. Questi quasi sempre divenivano Campioni.
Durante i primi passi in palestra è difficile er il Maestro individuare questo genere di dote psicologica. A volte infatti non sono, come invece si potrebbe pensare erroneamente, gli allievi più decisi e spavaldi ad emergere, bensì quelli più modesti e timorosi; quelli che magari inizialmente si affacciano a questo sport proprio per vincere la loro timidezza, e che non hanno nessuna intenzione di cimentarsi con l’agonismo. L’assioma “atleta forte-persona rude” infatti non trova una reale corrispondenza e molto spesso sono invece persone insospettabili e molto distinte che se ben allenate e stimolate si rivelano poi sul ring dei veri mastini da combattimento.
Personalmente posso dire di avere riscontrato nell’emotività e nella scarsa capacità di estraniarmi dal contesto agonistico la mia più profonda carenza come atleta. E posso anche affermare di avere notato lo stesso problematico difetto in tanti atleti potenzialmente fortissimi che ho visto e conosciuto, a volte anche allenato con infinito piacere…
Fare a calci e pugni non è mai una esperienza del tutto piacevole, specie se sono più quelli che si prendono che quelli che si riescono a dare. Eppure la maggior parte degli uomini, e negli ultimi anni un numero incredibile di donne, hanno un’indomabile attrazione per il confronto fisico, retaggio antico come l’umanità e l’animalità tutta. Lo sport in ogni sua forma, è per sua natura un confronto, una sfida, un modo per imporsi sugli altri. Ognuno nel suo campo, qualunque sia la sua passione o vocazione sportiva, ambisce ad essere il migliore.
In realtà il migliore non esiste. Non lo era Clay nella Boxe. Non lo era Lewis nell’atletica. Non lo era Senna in Formula 1. Il Campione resta tale pur non essendo realmente il migliore in assoluto. Questo concetto potrà dare fastidio ma è quanto mai vero e logico.
Non esiste il modo di confrontare nello stesso momento, nelle stesse condizioni e nello stesso modo tutti gli atleti esistenti al mondo di una determinata disciplina. Ne consegue che il Campione, sia pure “del Mondo”, purtroppo non è altro colui che eletto tra i più forti in grado di disputare la conquista di questo titolo (e qui sta la sua grandezza, e non è cosa da poco…), si trova nella condizione di potere affrontare l’impresa secondo le regole stabilite e accettate genericamente e oggettivamente dalla società in cui vive, e vince. Ma un mese dopo, in altre condizioni meteo, con altre sfaccettature regolamentari e con magari un altro avversario egli potrebbe anche perdere. Niente nella competizione è per sempre. Oggi puoi vincere con il più forte e titolato degli avversari e domani perdere con l’ultimo sconosciuto.


