| Indice Articolo |
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| Nozioni di base |
| Tipologia alievo |
| [ articolo completo ] |
L’insegnante di kick boxing si troverà fondamentalmente di fronte 2 tipologie di allievi:
1. quelli fortemente motivati e diciamolo pure “coatti” e spavaldi
2. quelli timidi ed introversi, poco disposti al confronto ma proprio per questo disposti ad imparare a confrontarsi
Paradossalmente saranno proprio i secondi a dare le maggiori soddisfazioni e ad avere più possibilità di emergere in questo sport. La spavalderia e l’eccesso di esuberanza non vanno molto d’accordo con l’apprendimento tecnico-tattico e con la “rilassata-concentrazione” necessaria nel combattimento.
Purtroppo invece questo discorso non è chiaro a molti Istruttori che invece si incaponiscono a privilegiare l’allenamento di atleti più adrenalinici e aggressivi che inizialmente denunciano maggiori probabilità di affermazione, ma che invece alla lunga sono destinati a restare vittime del proprio stesso carattere e ad abbandonare l’allenamento via via più stressante ed a soccombere allo stress delle inevitabili sconfitte agonistiche (nessuno può vincere sempre…).
L’istruttore attento e capace dovrà cogliere quei lati del carattre che meglio si sposano con le caratteristiche ottimali dell’atleta di kick boxing. Dovrà poi valutare razionalmente le doti fisiche e atletiche e scegliere accuratamente i metodi di allenamento ideali e la loro successione costruttiva nell’ambito della preparazione.
Dovrà infine motivare e sostenere l’atleta nella sua preparazione, nonché nella carriera agonistica.
Il mio amico e Maestro Mario Carella mi ha insegnato che un cattivo insegnante è quello che all’angolo dice: “abbiamo vinto” e “hai perso”; quello cioè che si sente parte di una vittoria del suo atleta, ma si dissocia dalla sconfitta. Decisamente un brutto modo di aiutare un atleta.
Personalmente ritengo che tra Maestro ed Allievo (entrambi con la maiuscola…) si debba instaurare un sano rapporto di fiducia, affetto e reciproca partecipazione allo stress, all’esaltazione della vittoria e al dispiacere della sconfitta. Tutto questo tenendo sempre conto dei rispettivi ruoli.
In tal senso è ovvio che l’insegnante debba sempre smorzare le tensioni e garantire un approccio positivo e costruttivo alla competizione.
Durante la preparazione generale sarà cura dell’insegnante selezionare le carenze e le lacune dell’atleta e cercare di colmarle e di correggere eventuali difetti.
Mentre durante il periodo più prossimo alla competizione egli si terrà lontano dall’evidenziare i difetti e gli errori del suo atleta per non demotivarlo, e spingerà invece sulle sue qualità, portandolo alla piena consapevolezza del suo potenziale.
Durante la preparazione alla gare, così come durante la competizione saranno abolite le correzioni e tutte le frasi poste al negativo e alla negatività, come ad esempio: “non fare questo….non tirare quel colpo….attento a non spostarti da quel lato….ecc.”
Questo perché l’accentuazione della consapevolezza dei propri difetti e limiti è deleteria nella psiche dell’atleta che affronta una competizione. Egli deve invece essere rinfrancato e motivato, convinto del proprio potenziale e stimolato ad esprimere le proprie qualità.
I difetti e le carenze, come detto saranno riprese e corrette solo lontano dalle competizioni, nei periodi di costruzione della forma.
Proprio in questo senso e con questo scopo, durante la preparazione generale (lontano quindi dalle gare) l’insegnante si occuperà di elogiare l’atleta per le sue doti, ma di spronarlo a imparare sempre cose nuove e diverse, per offrirgli la possibilità di costruirsi sempre nuove possibilità tecnico-tattiche da sfruttare in futuro.
È molto facile infatti che atleti di livello medio-alto si fossilizzino sulle loro caratteristiche e siano piuttosto restii ad apprendere nuovi schemi tecnici o tattici che non sono loro congeniali.
Sarà compito dell’insegnante motivarli in questo senso proponendo nuovi allenamenti e situazioni inusuali nelle quali fare approfondire all’atleta aspetti che non sono ancora nel suo repertorio.
A questo scopo ci si può avvalere non solo dell’allenamento pratico, ma anche di materiale didattico, libri, video, e anche della comparazione con altri atleti in gara


