Il mondo sportivo impazzisce per gli allenamenti funzionali, le palestre riempiono corsi di Boot-Camp, Cross-Fit, TRX, Kettlebell, ecc.
Il mondo marziale guarda alle MMA e atleti di ogni provenienza si cimentano in discipline formative sognando di competere nell’UFC.
Il Campione Mondiale di Rugby Sonny Bill Williams, ala sinistra degli All Blacks diventa Campione Neozelandese dei pesi massimi di Boxe.
Queste notizie forse per voi non hanno alcun aspetto in comune, ma vi sbagliate!
Stiamo assistendo ad una svolta, e forse non ce ne stiamo accorgendo o la stiamo sottovalutando.
Il mondo sta cambiando. E di conseguenza cambia anche il mondo dello sport. E tutti i micro mondi delle varie discipline sportive, arti marziali comprese.
La globalizzazione, l’integrazione razziale, l’immigrazione diffusa in tutto il globo stanno cambiando le carte in tavola. In meglio ovviamente.
Siete pronti per entrare nel futuro?
Fino a pochi anni fa se ci pensate bene le Arti Marziali erano piuttosto sconosciute. La loro evoluzione e conoscenza si deve principalmente alla grande guerra. Dopo la 2a guerra mondiale infatti gli occidentali (per lo più americani, inglesi, tedeschi e francesi) portarono gli stili di combattimento appresi in terre d’oriente nel mercato consumistico ne fecero uno sport, uno show ed un business.
In Cina credevano ancora che il Kung-fu li rendesse formidabili e quasi magici, in grado persino di evitare le pallottole.
I Samurai giapponesi affrontavano impavidi la morte in missioni suicide ed erano per questo considerati eroi.
Noi da bravi occidentali, pragmatici e calcolatori, facemmo dell’impeto marziale un mito per le generazioni di giovani studenti, disoccupati e per tutti gli oppressi dalla frenetica vita lavorativa. Insomma ognuno trovava l’Arte Marziale adatta a sfogare la propria vitalità, la propria smania di esistere e di dimostrarlo al mondo.
Ora il vento è cambiato.
Molta gente è stufa della propria vita. L’Italia affronta una grave crisi e non è che il resto del mondo se la passi poi meglio.
Le Arti Marziali non bastano più. L’illusione è svanita. Nessuno crede più che si possano schivare le pallottole e nessuno è disposto all’estremo sacrificio per onore.
Ora la gente vuole risultati. Vuole certezze.
Viviamo un’era più concreta.
Ed anche lo sport affronta questo tema. Lo affronta e si adegua.
Oggi un atleta è un simbolo. È l’emblema non della fisicità di un tempo, o dell’onore e la dignità del cuore impavido di uno sportivo. Oggi l’atleta è il simbolo del riscatto. Dell’uomo che con la sua forza, velocità e determinazione sconfigge non solo gli avversari ma anche la crisi, le difficoltà economiche e sociali.
Oggi sappiamo non solo cosa vince, quali avversari affronta e con quali sacrifici, quali allenamenti. Oggi sappiamo e parliamo anche di quanto guadagna. Delle sue relazioni amorose. Dei suoi guai con la legge.
Il mondo è cambiato.
Oggi un atleta è qualcosa di più di ciò che era un tempo.
È un professionista del successo.
È qualcuno che ha trovato il modo di arrivare in alto senza passare per decenni di formazione, studio e umile lavoro.
Oggi lo sportivo incarna il sogno di arrivare presto al successo e goderselo più a lungo possibile.
Paradossalmente però proprio oggi i giovani sono meno “atletici”. Imbambolati da videogames, internet, tv e tutto quel bombardamento mediatico tipico dei nostri tempi, i ragazzi sono di certo più svegli, più istruiti, più globalizzati. Ma di certo sono meno atletici.
Spesso si specializzano in discipline amate o sognate, tipo il calcio, o per restare più vicini al nostro ambiente, alla boxe.
Ma non sono atleti fondamentalmente. E non saranno mai veri pugili se non comprendono, accettano e cambiano questo stato.
Ecco che arrivano gli allenamenti funzionali.
Che in fondo non sono proprio niente di nuovo. Sono solo la riedizione e la rielaborazione di concetti e metodi passati e a volte dimenticati, rivisti in chiave moderna e riscritti ampliandone i concetti e sottolineandone i potenziali benefici.
Con nuovi e altisonanti nomi nascono attività e corsi nelle palestre.
Ma in realtà sembra che fossero cose già conosciute ai nostri nonni ed ai loro nonni.
Seppure ricostruite e metodizzate ad arte.
Ecco che nel mondo marziale nessuno vuole studiare 10anni un katà, una forma, una tecnica per vedersi poi dare l’agognata cintura nera. No, proprio no.
Oggi vogliamo il risultato, la vittoria ed il successo pubblico.
Oggi vogliamo le MMA. Un tipo di combattimento totale (più o meno) e quindi plausibile e adatto/adattabile a tutti.
Un combattimento realistico e concreto, dove si vince se si è più forti.
Un combattimento dove spesso vince il più grosso anche.
Basta favole su Davide e Golia. Qui il fisico conta.
E bisogna saperlo usare. Bisogna essere atleti completi.
Sonny Bill Williams lo sa bene. Si allena da anni nel Rugby. È un professionista ed un Campione del Mondo.
Gioca nella squadra più conosciuta al mondo, praticamente una leggenda.
È talmente un atleta che può permettersi di fare persino un altro sport a livello professionistico. Combatte di Boxe, 4 incontri professionistici e altrettante vittorie, 2 di queste per K.O.
Recentemente ha affrontato il suo 5° match conquistando il Titolo Nazionale Pro contro un avversario che ha 5 volte la sua esperienza di combattimento.
Ha dimostrato che un atleta è tale a prescindere dallo sport che pratica.
La specializzazione è solo una conseguenza delle proprie scelte, dei propri gusti e della propria visione di realizzazione professionale.
L’atleta e ancora più a fondo l’uomo sono alla base di tutto.
Proprio per questo l’idea delle MMA è eccezionale. Perché consente agli specialisti di varie discipline di evolversi e di emergere. Di uscire fuori dal loro mondo, dal loro ambiente e diventare qualcosa di più di un Campione. Di diventare il più forte.
Per farlo deve prevalere su tutti gli avversari, su tutti i tipi di atleti e quindi su tutti gli stili.
Per farlo deve essere dunque più forte, più veloce, più resistente, più coordinato. Più determinato.
Deve essere quindi un atleta completo.
E per farlo è necessario un approccio più ampio. L’allenamento funzionale.
E il cerchio di chiude….
Il mondo sta cambiando.
Lo sport sta cambiando.
Siete pronti per il futuro?




