Da quando ho smesso di combattere nel febbraio 2006 la gente che mi conosce e mi sta vicino mi ha sempre chiesto come mai, se non ne sentissi ancora voglia, se veramente non avrei più riprovato a salire sul ring.
Non che io abbia avuto chissà che carriera, per carità, diciamo un buon atleta ma niente di clamoroso.
Però alcune persone care e meno care evidentemente vedono in me qualcosa in più di quel poco che ho fatto agonisticamente,e mi chiedono e si chiedono perché non provare a fare di più.
I motivi che mi hanno portato più di 3 anni fa a decidere di non combattere più non sono né i problemi fisici, che pure ci sono ed anche piuttosto importanti, né la mancanza di volontà, assolutamente. Piuttosto si tratta di divergenze ed attriti con l’ambiente e le persone che dovrei frequentare per combattere ancora.
Il mio amico-fratello di guanti-allievo Luca sa bene di cosa parlo, gliene ho parlato chiaramente. E così ha avuto come spesso gli capita una brillante idea. Un giorno di maggio scorso, arriva e mi dice: andiamo alla Coppa del Mondo WAKO Best Fighter!
Ci iscriviamo e partiamo da soli, io e te. Lì non ci conosce praticamente nessuno, andiamo, combattiamo, ci divertiamo, e la facciamo finita con le gare facendo una bella esperienza invece che con rimpianti e delusioni.
L’idea era ottima e ben circostanziata. Non potevo dire di no!
Ci alleniamo per circa un mese, anche insieme a Mauro Aversano (Maestro ed Atleta Professionista) e Alessandro Patrignani (fresco Campione Italiano 1° serie e futuro Campione Italiano Professionisti), facendo più che altro sparring, lavorando sul ritmo e ritrovando automatismi e reattività mai del tutto sopiti ma piuttosto rallentati rispetto al ritmo di gara.
La voce si sparge un po’ in palestra e rende piacevole l’atmosfera con persone sinceramente fiduciose del nostro potenziale e pronte ad incitarci.
Tutto il mese insomma fila via liscio. Fino al giorno della partenza.
Decidiamo di fare il viaggio fino a Rimini dove si svolgerà il torneo in macchina, e così ci ritroviamo io, Luca e Alessandro sull’autostrada Roma-L’Aquila, a fare quattro chiacchiere. Inevitabilmente i discorsi finiscono sui precedenti incontri di ognuno. Siamo tutti un po’ tesi e nervosi ma cerchiamo di scherzarci su.
Probabilmente se ci dessero un motivo più o meno valido per non andare a combattere valuteremmo tutti l’ipotesi di rinunciare, ma ormai siamo lì ed in fondo è quello che volevamo, quindi la prendiamo a ridere e proseguiamo. La fifa prima di una gara importante è naturale.
La compagnia è veramente piacevole e si fa sempre più affiatata man mano che passano i km.
Mauro Aversano parte invece con un altro gruppo di atleti di Roma, del Maestro Topa, e quindi ci perdiamo di vista, ma ci rivedremo lì a destinazione.
Il giorno successivo, una volta espletate le formalità del peso e visita medica, entriamo finalmente nel Mazda Palace di Rimini per prepararci ad uno dei tornei di Kick Boxing più duri ed importanti del mondo.
Dopo qualche ora di attesa il primo di noi a salire sul ring è Ale Patrignani.
Ale è un atleta giovane ma si muove già da veterano, è stato per anni discontinuo negli allenamenti ma ultimamente si è dedicato con più regolarità e i risultati sono subito arrivati.
Fa il suo match, senza incertezze né grandi errori. Solo che in quel torneo si fa proprio un altro sport rispetto al Full Contact che conosciamo e pratichiamo noi. Lui cerca lo scontro, l’altro evita lo scambio e fa i suoi punticini. Alla fine Ale perde con questo discreto atleta finlandese che non è certo più forte di lui ma sicuramente più smaliziato per questo genere di competizione.
Io e Luca registriamo subito la lezione e ci riproponiamo di non fare lo stesso errore. Sfortunatamente ci chiamano contemporaneamente a combattete sui 2 ring a disposizione e quindi nessuno dei 2 può seguire l’altro all’angolo come avremmo sperato.
All’angolo di Luca va Alessandro Topa. Ovviamente non posso vedere il match ma mi diranno in seguito che ha trovato un tedesco dalle mani di pietra con diversi match di pugilato alle spalle che lo mette subito in difficoltà. Luca resiste da guerriero quale è sempre stato ma dopo un primo conteggio in piedi viene definitivamente fermato dall’arbitro prima che possa farsi davvero male……che peccato, avesse incontrato un atleta meno performante al primo incontro sono sicuro che poi sarebbe riuscito ad ottenere maggiori risultati anche con questo osso duro successivamente.
Per quanto mi riguarda salgo sul ring decisamente motivato e sufficientemente calmo. Ultimamente ho affinato la capacità di restare calmo e lucido prima e durante il confronto sul ring. Ho la mia musica, i miei pensieri e i miei rituali e tutto questo mi aiuta molto.
Da quel poco di incontri di questo torneo che ho visto prima di salire sul ring mi sembra che qui nessuno cerchi lo scontro duro (il match di Luca si sta svolgendo nello stesso momento, quindi non mi rendo conto di quel che succede lì), anche perché qui il giudizio è affidato alle score machine ed evidenziato in tempo reale su uno schermo posto al di sopra di uno degli angoli neutri. In pratica le azioni sporche e confuse non premiano, bisogna fare punti e bisogna farli bene, ben evidenti….
Il match inizia, il mio avversario è un irlandese giovane, più alto di me, un bel fisico.
Sembra concentrato e attento, ma mi appare subito lento e prevedibile. Bravo senz’altro, ma piuttosto semplice e lineare da interpretare.
Mi gioco subito i colpi che ritengo più maliziosi tanto per fare punti. Frontale destro al corpo appena muove le braccia; qualche colpetto di braccia in uscita dalle sue azioni di avanzamento alle quali non arretro mai; un buon calcio girato ad uncino al viso e diversi circolari medi tanto per tenergli le braccia incollate al corpo.
Finisce la prima ripresa e all’angolo Ale e Mauro (che si è riunito a noi…) esultano di gioia. Guardo lo schermo e sono in netto vantaggio, 7 a 2!
Sono eccitato e Ale deve addirittura ricordarmi di recuperare perché non mi sto zitto, continuo a parlare e a dire cosa mi è piaciuto e cosa penso di fare al prossimo round.
Così il minuto di recupero vola via in fretta e si riparte. Ora mi sento proprio forte e voglio strafare, ho l’impressione che quando porta il diretto sinistro sia indeciso ormai a causa del mio frontale destro che entra sempre. Così decido di portare il diretto destro deciso,voglio proprio infilare qualche colpo duro.
Dopo circa metà round l’occasione di presenta e io non me la faccio scappare. Ora chissà se casualmente o volontariamente, lui dopo quel suo jab timido spara un bel calcio diretto all’indietro. Io sono già partito col mio bel destro quando mene rendo conto ed è troppo tardi. Mi prende esattamente sul fegato, unendo il suo bel calcio con il mio slancio per portare il pugno. Sento la fitta fino al cervello e mi ritrovo in ginocchio. L’arbitro conta e io cerco di abbassare quel dolore per riportarmi in piedi….sto vincendo e non può e non deve finire così.
E invece finisce proprio così. Non mi rialzo in tempo e lui vince ancora incredulo.
Beh, che dire…..sicuramente una bella esperienza alla quale non eravamo preparati.
Chissà se l’anno prossimo, con una gestione diversa della gara e un po’ di fortuna in più riusciremo a fare meglio. Ma non avevo detto che non combattevo più e che questa era l’ultima volta?
Beh, ma mica può finire così!!!


